| Gli Asburgo sono
il tema prediletto della narrativa di Romana de Carli Szabados che in una quindicina
di libri è andata via via rivisitando gli esponenti di quella dinastia, una
rivisitazione in cui acutezza psicologica e partecipazione emotiva caratterizzano
il tratto distintivo di uno scrivere personalissimo. Il nuovo libro
dell’autrice nata a Pola, “Finis Austriae. La santità cercata” (edizioni Fede &
Cultura, Verona; prefazione di Franco Fornasaro, pagg. 200) verrà presentato
oggi alle 17.30 alla libreria Svevo di Galleria Fenice, via Battisti, e a
parlarne sarà Aldo Rampati, segretario regionale dell’Associazione Italia
Austria, cui seguiranno gli interventi di Carla Guidoni e Renato Borsotti.
L’autrice sarà presente. Se la figura di Carlo I, proclamato beato a Roma il 3
ottobre 2004, aveva già affascinato Szabados in una delle sue precedenti
pubblicazioni, l’ultimo imperatore d’Austria Ungheria ritorna, da protagonista,
con ulteriori e approfondite sfaccettature, in questo nuovo libro il cui capitolo
conclusivo è dedicato a Otto d’Asburgo che, morto lo scorso 4 luglio, era il
primogenito del sovrano. Un sovrano divenuto imperatore ventinovenne, nel 1916,
alla morte di Francesco Giuseppe di cui era pronipote.
| E imperatore, Carlo lo
fu per soli due anni durante i quali assistette impotente, nonostante i
tentativi di pace al tracollo dell’impero, in una Europa che il primo conflitto
mondiale stava dilaniando. Di questo Asburgo l’autrice evidenzia subito la
purezza, l’integrità e quel fervore religioso amorosamente condiviso con Zita
di Borbone Parma, moglie e madre esemplare. Un breve percorso umano e imperiale
quello di Carlo, cui tuttavia il destino non fece sconti, quasi la fatale
sequenza di drammi e di lutti che aveva segnato la dinastia, non potesse risparmiare
anche l’ultimo giovane sovrano che nei due soli anni di regno e i tre
dell’esilio, sofferse più di tutti i suoi predecessori insieme. Una sofferenza,
che Szabados – germanista e traduttrice – rende palpabile nelle commoventi
pagine sull’agonia dell’imperatore a Madeira ove morì, non ancora trentacinquenne
il primo aprile 1922. E sul letto di morte, Carlo volle avere vicino il piccolo
Otto, il primogenito che, adulto, rinunciò a ogni pretesa dinastica e diventò
parlamentare europeo. Di lui l’autrice fa un “ritratto” che non può non
coinvolgere il lettore.
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