Liturgia fonte di vita presentato al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum
Roma, 18 dicembre 2009
Nell’Aula
Master del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum è stato presentato il volume “Liturgia fonte di vita“
di don Mauro Gagliardi, docente nel medesimo Ateneo. I relatori sono stati
Mons. Guido Marini, Mestro delle Celebrazioni Liturgche Pontificie, P. Uwe
Michael Lang C.O., Officiale della Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti. Ha dato ospitalità ed un saluto caloroso il Rettore
Magnifico dell’Ateneo, P. Pedro Barrajòn L.C. e ha fatto un breve ma intenso
intervento il Direttore di Fede & Cultura Prof. Giovanni Zenone Ph.D. Qui
di seguito riproduciamo l’articolo apparso sull’Osservatore Romano il 19
dicembre con un estratto dell’intervento di Mons. Marini.
In un libro di Mauro Gagliardi
La liturgia
è innanzitutto fonte di vita per la Chiesa
È stato
presentato nella mattina di venerdì 18 a Roma, presso il Pontificio Ateneo
Regina Apostolorum, un libro di don Mauro Gagliardi, consultore dell'Ufficio
delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice (Liturgia fonte di vita, Verona,
Fede & Cultura, 2009, pagine 240, euro 21). Pubblichiamo un estratto
dell'intervento tenuto per l'occasione dal Maestro delle Celebrazioni
Liturgiche Pontificie.
di Mons. Guido
Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Pontefice
Una delle
questioni di fondo che sta a garanzia dell'autentico spirito liturgico è
proprio quella del corretto rapporto tra contenuto e forma, dottrina ed
espressione rituale, teologia e segno liturgico. Mantenere fermo tale rapporto
consente alla celebrazione liturgica di rimanere nella verità del segno, senza
scadere in ciò che, alla fine, è solo frutto dell'inventiva umana, superficiale
adattamento a presunte esigenze del tempo presente, banale autorealizzazione
della comunità, fare dispotico che concepisce la liturgia come semplice oggetto
di proprietà e non come dono prezioso da custodire. In questo senso l'approccio
teologico alla liturgia consente di custodire la sua dimensione sacra, ovvero
quella dimensione che non è lasciata all'arbitrio dell'uomo perché è dono che
viene dall'alto, mistero della salvezza in Cristo, consegnato alla Chiesa
perché, sotto la guida dello Spirito Santo lo renda disponibile in ogni tempo e
in ogni luogo attraverso l'oggettività del rito liturgico-sacramentale. Allora,
davvero, la liturgia è, secondo la bella e celebre definizione descrittiva
della Sacrosanctum Concilium, ripresa poi più volte nel successivo
magistero pontificio, "fonte e culmine della vita della Chiesa".
Leggendo le pubblicazioni di don Gagliardi, e tra esse anche il volume che oggi
viene presentato, si capisce che questo tema è caro all'autore. In effetti,
precisare il significato di tale definizione e stabilire una preferenza in
ordine alla priorità del termine "fonte" sul termine
"culmine" ha un valore non secondario. Proviamo ad illustrarne il
motivo. Tutti conosciamo il celebre testo della costituzione sulla sacra
liturgia del concilio Vaticano II, appena citato, in cui si dice:
"La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e,
insieme, la fonte da cui promana tutto il suo vigore" (Sacrosanctum
Concilium, 10). Come si può osservare i termini usati sono due:
culmine e fonte. E questo è un primo dato importante. Se andiamo, poi, a
ricercare gli altri documenti nei quali il concilio Vaticano ii ha ripreso
questa espressione, ci accorgiamo d'una piccola differenza. In effetti in Lumen
Gentium al n. 11 e in Presbyterorum Ordinis al n. 5 si dice, con
riferimento all'eucaristia, che questa è "la fonte e il culmine"
della vita della Chiesa. Questa differenza nell'ordine dei termini usati la
ritroviamo in genere nei documenti del recente magistero: si preferisce
anteporre la parola "fonte" alla parola "culmine". Potremmo
dire, in conclusione, che c'è stata un'evoluzione nell'uso di questa
terminologia. E ora è lecito chiedersi: è proprio tanto importante
ricordare l'esistenza di questi due termini e definirne con esattezza l'ordine
di precedenza?. La risposta è sì e il motivo è il seguente: solo a
partire dalla compresenza di questi due termini è possibile accostarsi a tutta
intera la stupenda ricchezza della liturgia della Chiesa; e, d'altra parte,
solo assicurando il loro esatto ordine di precedenza, ci è dato di gustare la
verità della celebrazione liturgica.
Se la liturgia fosse soltanto "culmine" della vita della Chiesa
vorrebbe dire che essa sarebbe semplicemente il punto di arrivo del nostro
cammino, il termine più alto a cui tendere della nostra storia spirituale, il
frutto del nostro impegno e delle nostre opere. In verità, la liturgia è
insieme e ancor prima "fonte" della vita della Chiesa, vale a dire
grazia, dono che scende dall'alto e che rende possibile il nostro cammino
cristiano, la nostra storia spirituale, il nostro impegno e le nostre opere di
santità. È, questa, la verità cattolica del primato della grazia.
Ricordo quanto afferma in proposito, soffermandosi sull'eucaristia, Papa
Benedetto XVI nell'esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum
caritatis: "Poiché nell'Eucaristia si rende presente il
sacrificio redentore di Cristo, si deve innanzitutto riconoscere che c'è un
influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa. L'Eucaristia
è Cristo che si dona a noi, edificandoci continuamente come suo corpo.
Pertanto, nella suggestiva circolarità tra Eucaristia che edifica la Chiesa e
Chiesa stessa che fa l'Eucaristia, la causalità primaria è quella espressa
nella prima formula: la Chiesa può celebrare e adorare il mistero di
Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per
primo ad essa nel sacrificio della croce. La possibilità per la Chiesa di fare
l'Eucaristia è tutta radicata nella donazione che Cristo le ha fatto di se
stesso" (n. 14). Come a dire che l'eucaristia, e con essa tutta la
liturgia, è prima fonte e poi culmine della vita della Chiesa.
D'altra
parte, non è questa anche la nostra personale esperienza nella vita della fede?
Parlo per un istante di me; ma parlando di me, sono certo di dare voce anche a
ciascuno di voi. Quando torno indietro con il pensiero e mi fermo a considerare
la storia della mia vocazione, mi appare sempre nitidissimo l'intervento del
Signore che, con la sua grazia, ha preceduto e reso possibile la mia risposta.
Non sono io che ho amato Dio, è Dio che ha amato me per primo. Se talora mi
accade di pensare di essere stato io in qualche momento l'artefice della
ricerca di Dio, subito, a un esame più attento, mi accorgo che la mia ricerca è
stata possibile perché Dio per primo ha cercato me. E questo mi accade ogni
giorno, nello svolgersi di quella vocazione quotidiana che, lo sappiamo bene
tutti, è la storia di ciascuno di noi con Dio. Così mi dico e vi dico: la
mia, la nostra vocazione è stata una splendida liturgia! La mia, la nostra quotidiana
storia di fede è una splendida liturgia! Gesù Cristo è il culmine della nostra
vita, vale a dire la meta a cui tendiamo, perché anzitutto ne è stato e ne è la
fonte. Ecco, dunque, perché è importante ricordare l'esistenza di questi due
termini e definirne con esattezza l'ordine di precedenza. Ed è quello che don
Gagliardi con molta chiarezza fa nel suo testo.
(©L'Osservatore Romano - 19 dicembre 2009)