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Avvenire 23/01/2010
Il beato Rosmini e l’immortalità «spirituale» dell’anima
DI MAURIZIO
SCHOEPFLIN
« I
fisiologi chiamano il cervello organo del pensiero, ma la verità è che il pensiero non ha organi».
Basterebbero queste considerazioni tanto concise quanto acute e di
stupefacente attualità per farci comprendere l’importanza e la
profondità dell’opera da cui sono tratte e l’alta statura speculativa
del loro autore. A scrivere tali parole fu il grande Antonio Rosmini,
che le affidò a uno dei suoi capolavori, la Psicologia, risalente agli
anni 1846-1848, di cui, recentemente, è stata pubblicata una bella
antologia ottimamente introdotta e commentata da Giovanni Chimirri. Il
filosofo di Rovereto si cimentò da par suo col problema dell’anima, uno
dei più dibattuti e controversi dell’intera storia del pensiero
occidentale, elaborando dottrine molto articolate che rendono ragione
delle più importanti questioni riguardanti la psiche umana: la sua
identità, il rapporto che essa intrattiene con il corpo, il destino che
l’attende.
Afferma Rosmini: «Se l’anima è una sostanza diversa dal
corpo, dalla morte del corpo non si può ricavare la morte dell’anima.
La morte è solo la cessazione degli atti vitali e corporali, ed è
dunque assurdo attribuire la morte a ciò che corpo non è. Ma lo spirito
non è una sostanza uguale al corpo, e quindi non soggiace alla morte di
questo: l’anima è spirito, dunque l’anima è immortale».
Erede a un
tempo fedele e originale della ricchissima tradizione speculativa
ellenicocristiana, il Roveretano va dritto al cuore del problema e
afferma con forza la spiritualità e l’immortalità dell’anima umana: non
a caso egli si giova della testimonianza di alcuni giganti del
pensiero, tra i quali Platone, sant’Agostino, san Tommaso, san Gregorio
Taumaturgo, sant’Atanasio e Lattanzio. In un’epoca in cui il
razionalismo e il materialismo tendevano a minare alle fondamenta
quello che noi oggi definiamo il personalismo cristiano, a Rosmini
stava massimamente a cuore ribadire con forza l’unità, la semplicità,
l’individualità e l’origine divina dell’anima dell’uomo, in una parola,
la sua natura spirituale. Perseguendo questo nobile scopo, egli ci ha
lasciato una lezione che è opportuno non dimenticare: una parte
considerevole della filosofia contemporanea, infatti, sembra poco
incline a valorizzare la persona umana e, spesso, le varie antropologie
vanno addirittura nella direzione di un suo impoverimento. Tutta
l’opera del Beato Antonio Rosmini, e la sua psicologia in particolare,
si presentano invece come una sicura difesa dell’integralità e della
grandezza dell’uomo.