Fede & Cultura™ Edizioni - La Buona Stampa

"Noi siamo i soli a difendere il potere della ragione". (Paolo VI)
Home
Come acquistare
Catalogo
Dicono di noi
Ricerca nel sito
Chi siamo
Contatti
Mappa del Sito
Collana Saggistica
Collana Storica
Collana Spirituale
Collana Filosofica
Biblioteca Rosmini
Collana Lepanto
Collana Letteraria
Habemus Papam
L'albero secco
Racconti vaticani
Intrigo al Concilio Vatic
L'alba di tutto
Il seme sepolto
Uomini d'allevamento
Il profeta del vento
La Messa non è finita
Due amici
Bentornato don Camillo
C'erano oggi i Magi
Ave Maria di don Camillo
Il pazzo e il re
Liberaci dal male
Uomo vivo con due gambe
La luce sul mare
Il Padrone del mondo
La Nuova Terra
Collana Poetica
Collana Rosmini
Collana Quaderni
Collana Vita & Ambiente
Sussidi Grest
Fuori collana
Collana Atti
I nostri Autori
Eventi
Riviste
Club Fede & Cultura
Teologia Ecclesiale
Offerte


Fabio Trevisan

Uomini d'allevamento


Prezzo: € 15,00 (corriere ed estero 25,00; tre copie sconto 15%)


 

Collana: Letteraria 10

Argomento: eugenetica, aborto, vita

Pagine 96 + dvd

Tipo di copertina: brochure

Isbn: 978-88-6409-024-5

Data di pubblicazione: settembre 2009


Recensioni:

Chesterton e le minacce moderne dell’eugenetica, Zenit - Antonio Gaspari 26.10.2009

L'uomo, prodotto imperfetto ma meraviglioso, Zenit - Luca Marcolivio 30.07.2010

Il Foglio, mercoledì 7 ottobre 2009 p. 2

“L’impotenza dell’impenitenza”: il pubblico tutto tv e best-seller lo scambierà per uno dei variopinti sottotitoli di Striscia la notizia. Invece è la definizione di anarchia che Gilbert Keith Chesterton (d’ora in avanti GKC) diede in Eugenetica e altri mali, scritto nel 1914 e pubblicato nel 1922.

Evidentemente, nulla è più inedito della carta stampata. Ma il problema non sta nella constatazione di quanto sia vero questo vecchio adagio del giornalismo o di quanto il cattolico e immaginifico mastodonte inglese avesse preceduto il pop televisivo dando punti e spunti ad Antonio Ricci. Il problema sta, piuttosto, nell’attualità delle 180 pagine che GKC pubblicò nel 1922. “L’anarchia” diceva “è l’impotenza di chi non si ravvede, di chi non sa più riconoscere il proprio peccato e continua impotente la marcia verso il nulla. (...) Ora, è chiaro che questa sorta di caos può impadronirsi dei poteri che governano una società: così lo Stato dice sciocchezze e non riesce a fermarsi. Il potere della scienza sull’uomo e contro l’uomo diventa un pericolo invadente e non può fermarsi. Il mondo moderno diventa pazzo non tanto perché permette l’anormalità, ma perché non sa più ritrovare la normalità”.

Visto che pagine come questa paiono la radiografia del 2009, Fabio Trevisan, chestertoniano di lungo corso, ha pensato di trarne una riduzione teatrale, di produrne la messa in scena, di farne un Dvd e pubblicarlo allegato a un libro per i tipi di Fede & Cultura col titolo Uomini d’allevamento: tutto a 15 euro, compresa un’appendice di interviste, tra cui una lunga chiacchierata  su etica e bioetica con Giuliano Ferrara.

Trevisan, che non è nuovo a riduzioni teatrali di autori importanti come GKC e Giovannino Guareschi, e che ne ha in canna una del Don Chisciotte, qui ha avuto del genio. Ha saputo applicare la rara virtù dell’umiltà elevata al quadrato. Se si fosse limitato a essere umile, avrebbe allestito un’opera in cui la realtà di oggi viene vista con gli occhi di GKC: diligente, ma niente più. Il colpo d’ala di questo lavoro sta nel fatto che Trevisan ha condotto GKC a guardare la realtà con gli occhi nostri, e ce lo mostra come un enorme fanciullo stupito dall’avverarsi di tutte le storie che aveva raccontato: umiltà al quadrato, rara dote di chi, invece di salire in cattedra col maestro, si siede con lui tra i banchi.

Decisa questa strada, in Uomini d’allevamento va in scena un duello tra GKC e il dottor Caleb William Saleeby, uno dei profeti dell’eugenetica che polemizzò a lungo col mastodonte inglese. E Saleeby, non si trattiene dal diffondere, opportunamente virgolettato e impietosamente documentato, il verbo secondo cui gli esseri malati, deboli di corpo o di mente non devono procreare o, addirittura, devono essere soppressi: “Anche il nipote del grande Charles Darwin, Leonard ha affermato che ‘Per assicurare il progresso umano i tipi inferiori devono essere eliminati; e si può chiedere soltanto che questo processo sia reso il più indolore possibile”.

Dal suo canto della scena, GKC risponde a lume di buon senso: “La malattia o salute di un tisico può essere cosa chiara e calcolabile. La felicità o infelicità di un tisico è tutt’altra cosa. E non può essere calcolabile. Keats morì giovane, ma godette in un minuto più di un eugenista in un mese”. O, ancora: “I dottori eugenisti non sanno quello che vogliono, salvo che vogliono la nostra anima e il nostro corpo per scoprirlo. Sono la prima religione sperimentale invece che dottrinale. Tutte le altre chiese costituite si sono basate sul fatto che qualcuno ha trovato la verità: questa è la prima chiesa che si basa sul fatto di non averla trovata”.

Per aiutare lo spettatore a calarsi nella giusta temperie, Travisan, nel libro allegato al Dvd, ricostruisce il clima nel quale GKC si muoveva. Si trovano nomi e teorie come quelli di Galton, Malthus, Darwin (Charles e il nipote Lenoard), la famiglia Huxley, Mengele. Il non specialista, però, sarà stupito dalla quantità di insospettabili che giocano la partita eugenetica: “Spero ardentemente che agli uomini disonesti venga impedito del tutto di procreare. I criminali dovrebbero essere sterilizzati e ai malati di mente dovrebbe essere vietato avere dei figli. E’ importante che solo la brava gente si perpetui”. Firmato Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la pace 1906.

Al calare del sipario, grazie anche ai contributi in appendice al Dvd, lo spettatore-lettore avrà dunque il gusto di aver prestato i propri occhi stupiti al vecchio GKC. E sarà costretto a dargli ragione quando paventava che l’eugenetica, la “buona nascita” avrebbe aperto la via all’eutanasia, la “buona morte”, e a tutte quelle “buone” trovate intermedie che vorrebbero perfezionare l’opera di Dio. Padre Brown, il prete detective chestertoniano, spiegando la deriva della scienza dice: “Quando uno scienziato parla di un ‘tipo’ non intende mai se stesso, ma sempre il suo prossimo, e probabilmente il suo prossimo più povero”. E chi è più povero di un bambino che non è ancora nato o di una Eluana Englaro?

Alessandro Gnocchi – Mario Palmaro