Giganti della Chiesa e della Civiltà, da secoli simboli del genio italiano

recensioni santi storia Teologia

Recensione apparsa su AntonioSocci.com, 24 febbraio 2024. 

- a cura di Antonio Socci.

Chi è il filosofo italiano più importante e più studiato nel mondo?

IL PIU’ INFLUENTE

Tommaso d’Aquino è stato senza dubbio il filosofo e teologo di maggior rilievo nella storia del nostro Paese e certamente quello che ha esercitato la maggiore influenza al di fuori dei nostri confini. Queste parole del professor Pasquale Porro (Avvenire, 20/2) probabilmente troverebbero d’accordo Umberto Eco che ebbe sempre grande ammirazione per il Dottore Angelico. La sua influenza nel mondo non è dovuta solo al fatto che da Leone XIII (1879) è riconosciuto come il pilastro della dottrina cattolica. Senza Tommaso sarebbe difficile immaginare Dante e pure quella Scuola filosofica di Salamanca che nel XVI secolo pose le basi giuridiche dell’ “inviolabile dignità di ogni persona” e definì “la prospettiva universale del diritto internazionale (‘ius gentium’) e la dimensione etica come normativa delle nuove strutture socio-economiche” (Giovanni Paolo II). Inoltre la sua opera fu importantissima per il Concilio di Trento. Oggi poi, spiega Porro, docente all’Università di Torino, c’è il “forte interesse di alcuni filosofi analitici” per Tommaso come “interprete di Aristotele e dei pensatori neoplatonici e arabi”, ma anche per certe sua caratteristiche come filosofo. Nel 2024 cade il 750° anniversario della sua morte, nel 2023 i 700 anni dalla canonizzazione e nel 2025 l’800° anniversario della nascita. Secondo Avvenire è l’occasione per mettere in cantiere celebrazioni adeguate per lui, come si è fatto nel 2021 per Dante.

DUE GIGANTI ITALIANI

L’attuale governo sembra volerlo fare. Del resto fin dall’inizio si è detto intenzionato a valorizzare la cultura italiana più influente nel mondo e certamente Tommaso d’Aquino è “un’eccellenza” della nostra civiltà. Peraltro sono già in preparazione le celebrazioni per gli 800 anni – nel 2026 – della morte di san Francesco d’Assisi, che non è solo il patrono d’Italia, ma pure il primo vero poeta italiano. È stato Gilbert K. Chesterton – autore di due saggi sui due santi (pubblicati da “Fede e cultura” e Lindau) – a mostrarne la complementarietà: “Entrambi erano stati in senso costruttivo la vera Riforma (…) questi due grandi, nella storia del Medioevo, hanno lavorato allo stesso immenso edificio (…) entrambi hanno riaffermato l’Incarnazione riportando Dio sulla terra”. Perché hanno inciso così profondamente non solo sulla spiritualità cristiana, ma anche sulla cultura, sull’arte e la scienza? Scrive Chesterton: “nei primi secoli cattolici il lato puramente spirituale o mistico del cattolicesimo aveva raggiunto un’eccessiva preponderanza: sia per il genio di Sant’Agostino, che era stato e forse non aveva mai cessato di essere un platonico, sia per il trascendentalismo di Dionigi l’Areopagita, e per le influenze che filtravano dall’Oriente e dalla Bisanzio imperiale e pontificia. Tutti questi fattori pesavano non poco su ciò che chiameremo l’elemento occidentale, benché lo si dovrebbe chiamare a buon diritto l’elemento cristiano, giacché secondo il suo significato comune non è altro che una santa familiarità con il Verbo fatto carne”. Francesco fece irrompere nella cristianità l’amore per l’umanità di Cristo, per la sua concreta incarnazione. E Tommaso proclamò il primato della razionalità e della realtà, mostrando che la ragione è nutrita dai sensi. Tommaso e Francesco “dettero vigore alla sconcertante dottrina dell’incarnazione … solo essendo così ortodossi poterono essere così razionali e naturali”. Due giganti, ai vertici del genio italiano.


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