Duomo di Reggio. Domenica la dedicazione del nuovo "altare"

Filosofia recensioni

Pubblicato su Messainlatino.it, 17 novembre 2011. 

- A cura di Andrea Zambrano

Il blocco di marmo è ancora impacchettato in attesa che venga mostrato ai fedeli domenica prossima. «Ci siamo chiesti se non fosse stato il caso di “svelarlo” prima, ma temevamo che questo avrebbe distolto lo sguardo dal vero obiettivo: l’altare prim’ancora che come un’opera d’arte deve essere giudicato per l’uso che ne viene fatto. Ergo: i fedeli lo potranno vedere nel giorno della sua dedicazione, nel suo contesto pieno liturgico». E’ stato il vescovo ausiliare in persona, mons. Lorenzo Ghizzoni a spiegare ai cronisti il motivo per cui nessuno ha ancora visto i due blocchi di marmo di Carrara, opera dell’artista Claudio Parmiggiani che li ha assemblati e che comporranno il nuovo altare della Cattedrale. Sarà svelato così, con la giusta suspance dei fedeli, come la presentazione dell’ultima monoposto Ferrari per la Formula uno. L’annuncio ieri in conferenza stampa al museo diocesano, dove la diocesi reggiana ha spiegato il senso della due giorni e della novena di preparazione per la dedicazione della mensa d’altare, ultimo atto del giubileo della Cattedrale, che chiude simbolicamente anche l’episcopato di Adriano Caprioli alla guida della diocesi reggiana.

Presenti oltre a Ghizzoni, anche mons. Tiziano Ghirelli, direttore dell’ufficio diocesano Beni Culturali, don Daniele Casini, direttore dell’ufficio liturgico diocesano, mons. Francesco Marmiroli, vicario episcopale per la Cattedrale, l’architetto Mauro Severi, progettista dei lavori e Edoardo Tincani, direttore del settimanale diocesano “La Libertà”, che ha presentato il libro del vescovo sul Duomo, con prefazione del cardinal Gianfranco Ravasi.
Occhi puntati su una complessa e articolata liturgia che vedrà domenica la dedicazione dell’altare.
Don Casini ha posto l’attenzione sulle varie fasi della liturgia di domenica. Il momento clou quando le reliquie dei santi martiri Crisante e Daria verranno poste sotto l’altare dove già si trovano quelle dei martiri Aurelio e Aurelia e verranno chiuse dal muratore imprimendo così il sigillo. Una liturgia suggestiva, che prevede anche l’unzione della mensa con il sacro crisma e l’incensazione e che prima avrà già visto la destinazione ad uso liturgico della cattedra, del nuovo ambone, ricavato dal pulpito e del candelabro porta cero pasquale. Si tratta di alcune delle opere poste sotto i riflettori nel dibattito sull’adeguamento liturgico, con conseguenti polemiche accese, cui si è accennato appena di sfuggita, quando il direttore della Libertà ha parlato di «isolate e recenti contestazioni».
Mons. Ghirelli ha ribadito che le opere non vanno guardate in un ottica museale «ma devono essere finalizzate a far vedere al fedele la trascendenza». Così, nell’ammettere che gli adeguamenti liturgici «a volte riescono a volte no, come è il caso della Santa Casa di Loreto», Ghirelli ha detto che «quella di far emergere il sacro è una sfida avvincente che ci pone l’arte contemporanea e che è perfettamente in linea con il discorso di Paolo VI agli artisti. La sfida è anche passare dalla teoria alla prassi nel rapporto corretto tra arte e magistero». Così «l’altare, l’ambone e la cattedra sono stati realizzati secondo le disposizioni del Magistero e della Cei», ha concluso.

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Sabato in Seminario il vescovo Adriano Caprioli presenterà il suo libro “Cattedrale, simbolo di vita: le tappe di un cammino”, Edizioni San Lorenzo. Prima però i fedeli e soprattutto presbiteri, diaconi e persone di vita consacrata sono invitati, all’incontro di studio “Architettura e Arti per la liturgia”. Appuntamento alle 9.30 con gli interventi di Enzo Bianchi, priore di Bose, Roberto Cecchi e Sandro Parmiggiani, critico d’arte. Modera mons. Giuseppe Busani.
Un parterre di tutto rispetto per un evento che dovrà tirare le fila del lungo dibattito sull’adeguamento e a cui lo stesso Stefano Maccarini, autore del libro Assassinio della Cattedrale, ha promesso di partecipare. La presenza di Bianchi susciterà vivaci interrogativi.
Il priore di Bose, è noto, è da sempre un acceso oppositore delle decisioni che Papa Benedetto XVI sta prendendo in materia liturgica. Primo fra tutti: il motu proprio Summorum Pontificum cura che codifica e liberalizza la forma extra-ordinaria dell’unico rito romano. Come noto, contro quel provvedimento in tanti si sono scagliati, soprattutto vescovi e sacerdoti, che hanno criticato l’iniziativa e a volte disubbidito al Papa non applicando il motu proprio, che rappresenta una delle svolte più importanti in materia di liturgia del pontefice e che assieme al discorso alla curia del 2005 è uno dei cardini del pensiero del Papa sulla corretta ermeneutica del Concilio.
Tra questi il priore di Bose, che non ha mai fatto mistero della sua contrarietà alla liberalizzazione della messa tridentina arrivando a criticare apertamente il Papa e il motu proprio definendolo «causa aggravante dei mali». Attacchi che il monaco ha scagliato pur sempre in spirito di obbedienza, dice. E meno male. Parliamo di un religioso che usa spesso stampa e tribune per esprimere concetti molto lontani da quella che è la dottrina cattolica. Questa la guest star che parlerà di liturgia ai sacerdoti reggiani sabato.
D’altra parta, come ricordava don Ghirelli passare dalla teoria alla prassi è molto difficile quando si parla di conciliare l’arte contemporanea nella liturgia e il rispetto del magistero. Ecco, appunto. Siamo perfettamente d’accordo: e questo invito sembra dimostrarlo...


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